Forse è ancora prematuro chiedersi se sia alle spalle il lungo periodo di credit crunch per imprese e famiglia, ma emergono i primi dati in controtendenza rispetto al più recente passato: le banche, dopo aver riordinato i bilanci ed essersi ricapitalizzate per ottemperare alle disposizione della BCE, si stanno riavvicinando al settore privato. L'apertura al settore degli investimenti immobiliari, consente una più facile sottoscrizione dei mutui per la casa che prima erano negati.
Su fonte dell'ABI, l'Associazione delle Banche Italiane che ha elaborato l'indice di accesso all'acquisto di case da parte delle famiglie italiane, emerge che nel primo trimestre, nel campione di quasi novanta banche, si è registrato un incremento di nuove erogazioni pari ad oltre il venti percento rispetto al 2013, con oltre 5 militari di prestiti immobiliari concessi rispetto ai 4 miliardi dell'anno precedente. Sono dati significativi, tenendo conto della presante stretta creditizia che si era registrata nel settore dei finanziamenti nei mesi scorsi
Il mercato immobiliare è in costante discesa, per cui in prospettiva non può che ripartire: basti pensare che lo scorso anno le compravendite sono state quasi 407mila, ben al di sotto delle 430mila registrate nel 1985, il minimo storico di quasi 30 anni fa e ben distante dal top di 850mila compravendite finalizzate nell'ultimo memorabile anno record del mattone italiano, il 2006. Anche i prezzi scendono costantemente, elemento che permette alle banche di finanziare con più facilità, ma l'Abi ricorda anche come il miglioramento dei tassi di interesse - con tanto di spread - dia una spinta al mercato nel suo complesso. Una spinta non sufficiente e non soddisfacente, dicono gli operatori del settore. Che si leccano ancora le ferite della crisi nata proprio per colpa del mattone. Anche se era quello americano.